Il dopoguerra

1945 - 1955

Il Centro Raccolta Profughi

Già dal 1945, subito dopo la fine della guerra, nel campo iniziano ad essere ospitati i primi profughi italiani provenienti da Venezia-Giulia e Dalmazia, in fuga a causa delle tensioni che si manifestano tra l’Italia e la Jugoslavia del maresciallo Tito. A questi si aggiungono presto anche profughi delle ex colonie italiane in Africa, soprattutto Libia ed Etiopia. Purtroppo il campo, essendo progettato come struttura per l’internamento di soldati, non è adatto per ospitare intere famiglie di profughi che viaggiavano con bambini o persone anziane. Nelle baracche non c’è privacy, le stanze vengono suddivise appendendo delle coperte al soffitto e spesso manca anche l’arredamento minimo indispensabile.

Servigliano non può neanche offrire grandi opportunità di lavoro.
Per questo i gruppi famiglia, dopo una breve permanenza, fanno richiesta di essere trasferiti altrove, in città più grandi dove sia possibile trovare più facilmente un lavoro e condizioni di vita migliori. Si stima che siano stati circa 30.000 i profughi ospitati nel campo di Servigliano.

Nel 1955 gli ultimi profughi vengono trasferiti ad Ascoli Piceno. L’anno seguente anche la ferrovia viene dismessa, il campo viene chiuso definitivamente e lasciato in stato di abbandono fino agli anni Settanta, quando iniziano i lavori di demolizione delle baracche per trasformarlo nell’attuale Parco della Pace.

Famiglia di profughi all'ingresso del Campo
Donne esuli giuliano-dalmate di fronte a una baracca all'interno del Campo di Servigliano

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