Un luogo unico per la storia d’Italia

Monumento Nazionale con legge n. 20/2022

 

La storia del Campo di Servigliano

L’ex campo di prigionia e internamento di Servigliano, oggi Parco della Pace, è un luogo unico in Italia perché racconta quarant’anni di storia legati alle grandi tragedie del Novecento: le due guerre mondiali, la deportazione degli ebrei, fino all’esodo giuliano-dalmata del secondo dopoguerra.

Costantentemente in attività dal 1915 al 1955, anno della sua chiusura, negli anni Settanta viene trasformato nel Parco della Pace. Con la legge n. 20 del 2022 è stato proclamato Monumento Nazionale.

Prima Guerra Mondiale: campo di prigionia per soldati austro-ungarici

Con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, a Servigliano inizia la costruzione un grande campo di detenzione per prigionieri di guerra. La struttura viene collocata alla periferia del paese, proprio di fronte alla locale stazione ferroviaria che collegava Porto San Giorgio con Amandola, la costa con l’entroterra.

Vengono edificate 32 baracche in legno e muratura di 300mq ognuna e la capienza di 125 persone per un totale di 4000 prigionieri. Il campo viene diviso in due settori indipendenti e circondato da un muro di cinta alto 3 metri.

Nell’ottobre 1915 arrivano a Servigliano i primi prigionieri, soldati dell’Impero Austro-Ungarico. Per far fronte alla carenza di manodopera locale, molti di loro vengono impiegati nei campi, nell’edilizia, o come sarti e calzolai, a seconda delle necessità del momento. Alcuni muoiono di malattie come la dissenteria e la polmonite.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il suo doloroso strascico di sangue, di devastazione e di miseria, il campo viene sgomberato ed i prigionieri provenienti dal TrentinoAlto AdigeVenezia Giulia e Trieste, ormai divenuti sudditi del Regno d’Italia, vengono sottoposti a un processo di “rieducazione” all’italianità e successivamente rinviati alle loro terre d’origine.

Seconda Guerra Mondiale: campo di prigionia per soldati Alleati e di internamento per civili

Tra le due guerre il campo viene utilizzato come deposito militare. Nel 1935 lo Stato ne una parte al Dopolavoro Comunale che la trasforma in un campo sportivo ancora attivo.
La capienza complessiva potenziale  del campo si dimezza a 2000 prigionieri.

Nel 1940, con l’ingresso dell’Italia in guerra, il campo viene ripristinato per la detenzione. Dal 1941 arrivano i primi prigionieri: prima greci, poi gli Alleati, fino a raggiungere quasi la capienza massima.

Nei giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943 tutti i prigionieri presenti nel campo riescono a fuggire attraverso una breccia nel muro di cinta, disperdendosi nella Valle del Tenna. Molti di loro, nel tentativo di spostarsi verso sud per ricongiungersi all’esercito Alleato, trovano rifugio nelle famiglie di contadini locali, che li accolgono e li nascondono.

veduta dall'alto interno del campo di servigliano durante la seconda guerra mondiale

Campo di internamento

per ebrei

Dall’ottobre 1943 il campo passa sotto il controllo nazista. Iniziano rastrellamenti per catturare i prigionieri fuggiti e gli ebrei presenti nella zona. Questi ultimi vengono trattenuti nel campo fino a maggio 1944, quando vengono deportati a Fossoli e da lì ad Auschwitz ed in altri campi di stermino.

Centro Raccolta Profughi

Immediatamente dopo la fine della guerra il campo di Servigliano inizia ad accogliere i profughi italiani provenienti da Venezia Giulia, Dalmazia e dalle ex colonie in Africa.

Tuttavia, la struttura, che era stata progetta per scopi militari, è inadatta a ospitare famiglie con bambini e anziani, mancando di privacy e condizioni igieniche e di vita dignitose. Le scarse opportunità di lavoro spingono molte famiglie a chiedere il trasferimento in città più grandi.

Dai registri comunali risultano circa 10.000 persone transitate nel campo. Nel 1955 gli ultimi profughi vengono trasferiti ad Ascoli Piceno; l’anno successivo il campo viene chiuso per poi essere trasformato, nel corso degli anni Settanta, nell’attuale Parco della Pace.

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