La struttura venne chiusa ma non smantellata; nel 1935 lo Stato fascista mise in vendita tutto il complesso ma le offerte non erano in grado di soddisfare le attese ed allora cedette per una somma simbolica una metà al Comune di Servigliano. Il Dopolavoro Comunale provvide alla realizzazione di un campo sportivo, che ancora adesso è funzionante.

Il resto del Campo venne adibito a deposito di armamenti che venivano spostati utilizzando la ferrovia. Intanto, le contrapposizioni politiche che dividevano l’Europa alimentavano le tensioni che avrebbero portato ad una nuova guerra. Il Campo venne interessato da questi eventi dapprima con l’invio del materiale bellico in Spagna (1938), con gli 80.000 soldati italiani che combattevano a sostegno dei nazionalisti e di Franco, contro il legittimo governo repubblicano; poi, nell’imminenza dello scoppio del nuovo conflitto che insanguinerà l’Europa ed il mondo, velocemente il Campo venne riattivato per l’accoglienza dei prigionieri.

Infatti, qualche mese dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, nel gennaio del 1941 cominciarono ad affluire al Campo i primi prigionieri di guerra che appartenevano a varie nazionalità: greci, maltesi, ciprioti, inglesi, americani, francesi, slavi, che subivano frequenti spostamenti.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, nella confusione di quei giorni, i prigionieri si diedero alla fuga dopo aver aperto una breccia nel muro di cinta, senza essere ostacolati dalle guardie, alcune delle quali, abbandonate le consegne, tentarono di raggiungere la propria casa.

Circa tremila prigionieri si riversarono nella vallata del Tenna, spingendosi verso i Sibillini e ricevendo accoglienza e solidarietà da parte della gente, in modo particolare dei contadini. Nel giro di qualche giorno però, la situazione tornò sotto il controllo dei fascisti e dell’Esercito tedesco che aveva occupato anche il Campo di Servigliano, appropriandosi del materiale di consumo e dei pacchi dono della Croce Rossa che erano riservati ai prigionieri e che la gente del paese, ormai alla fame, cercava di prendere di notte. Fu proprio in uno di questi tentativi che i Tedeschi uccisero due coniugi di Servigliano, dando inizio ad un clima di paura. Fascisti e nazisti rastrellavano il territorio alla ricerca dei prigionieri fuggiti e degli ebrei che, dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali fasciste, cercavano scampo dirigendosi verso sud, dove gli Alleati avanzavano. Furono centinaia e centinaia di famiglie che continuavano a dare soccorso ai prigionieri alleati ed agli ebrei, a rischio di morte e di violenze.

Il Campo, ormai sotto il controllo dei Tedeschi, cominciò ad ospitare oltre ai pochi prigionieri alleati ripresi anche gli ebrei, che da Servigliano venivano inviati al Campo di Fossoli e da lì ai Campi di sterminio in Germania.

Con l’arrivo degli Alleati e la fuga dei Tedeschi, nella primavera del ’44, il Campo venne chiuso e la struttura affidata a poche guardie.


The structure was closed but not dismantled. In 1935 the Fascist State put the whole complex up for sale but the offers failed to reach the target price and so half was transferred for a symbolic sum to the Servigliano Town Council. The Municipal Leisure Service then created a sports field, which is still in use today.

The rest of the Camp was used as a store for armaments, which were transported on the railway. In the meantime, the political clashes dividing Europe were increasing the tensions that soon led to a new war. The Camp was involved in these events first with the dispatch of weapons to Spain (1938), to arm the 80,000 Italian soldiers who were fighting in support of the nationalists and General Franco, against the legitimate republican government. Then, with the imminent outbreak of a new conflict which was to cause bloodshed all over Europe and the world, the Camp was quickly reactivated to take in new prisoners.

In fact, in January 1941, a few months after Italy entered the Second World War, the first prisoners began to flow into the Camp. They were of various nationalities – Greeks, Maltese, Cypriots, English, Americans, French, Slavs – and were moved around frequently.

After the armistice of 8 September 1943, in the confusion of the moment, the prisoners escaped through a hole they had made in the perimeter wall, without being stopped by the soldiers on guard, some of whom had deserted their posts and were trying to return to their homes.

About three thousand prisoners poured out into the Tenna valley, heading towards the Sibylline Mountains and receiving the hospitality and solidarity of the local people, in particular of the poor farmers. After only a few days, however, the situation was once again under the control of the fascists and the German army, who had also occupied the Servigliano Camp and seized the supplies and the gift parcels from the Red Cross reserved for the prisoners. Supplies that the people of the village, who by then were suffering from hunger, tried to ‘liberate’ at night. It was during one of these sorties that the Germans killed a married couple from Servigliano, establishing a climate of fear. Fascists and Nazis combed the area searching for the escaped prisoners and for Jews, who after the entry into force of the fascist race laws were trying to escape towards the south, where the Allies were advancing. Many hundreds of families continued to help the allied prisoners and the Jews, risking violence and death.

The Camp, now controlled by the Germans, began to accommodate not just the few allied prisoners who had been recaptured but also Jews, who were then sent from Servigliano to the Camp in Fossoli and from there to the Extermination Camps in Germany.

With the arrival of the Allies and the flight of the Germans in the spring of ’44, the Camp was closed and the structure left under the control of a few guards.