Nel lontano 1915, con l’imminente entrata in guerra dell’Italia, a Servigliano venne costruito un grande Campo di raccolta per gli eventuali prigionieri. La struttura venne collocata alla periferia del paesino, lungo la ferrovia che attraversava la valle del Tenna e che da Porto S. Giorgio portava ad Amandola. Dopo l’esproprio del terreno, circa 30.000 mq, furono costruite una quarantina di baracche in legno e muratura di 500 metri quadrati ognuna e, oltre il muro di cinta, anche diverse casette in muratura per l’alloggio delle guardie del Campo che, nell’insieme, poteva contenere quasi 10.000 prigionieri.

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Subito dopo l’inizio delle operazioni militari, cominciarono ad arrivare i primi prigionieri di nazionalità prevalentemente austro-ungarica e turca dei quali una ventina, durante la prigionia, morì per cause diverse.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, col suo doloroso strascico di sangue, di devastazione e di miseria, il Campo venne sgomberato ed i prigionieri rimpatriati.

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As far back as 1914, with the imminent prospect of Italy entering the war, a large holding camp was built in Servigliano for the expected prisoners. The structure was located on the edge of the village, by the railway line that ran up the Tenna valley from Porto San Giorgio to Amandola. After the expropriation of the land – approx. 30,000 sq. m. – about forty 500-square-metre huts were built of wood and brick, as well as several brick cottages outside the perimeter wall to house the guards. Altogether the Camp could accommodate almost 10,000 prisoners. Immediately after the start of military action the first prisoners began to arrive – mostly Austro-Hungarians and Turks. Of these about twenty died for various reasons during the period of imprisonment.

When the First World War ended, leaving a tragic trail of death, devastation and misery, the Camp was evacuated and the prisoners sent home.