Purtroppo, la guerra non era ancora finita che nel settembre del 1945 al Campo cominciarono ad affluire i primi profughi sloveni, oltre un migliaio, a causa delle tensioni che cominciarono a manifestarsi tra l’Italia e la Jugoslavia del maresciallo Tito. Le terre istriane subirono per prime le conseguenze di quella che in seguito sarebbe stata definita ‘la Guerra Fredda’, che vedrà la contrapposizione tra le due superpotenze ed i Paesi loro alleati. Lentamente, cominciarono ad affluire anche profughi dalle ex-colonie italiane in Africa, Libia ed Etiopia, che gi aggiungevano al flusso crescente di italiani che abbandonavano i territori friulani occupati dall’esercito jugoslavo. Si pensa che in dieci anni, dal 1945 al 1955, anno in cui verrà definitivamente chiuso, siano passati dal Campo oltre 40.000 persone, tutte, seppur tra mille difficoltà, lentamente inserite nella vita sociale in diverse città italiane ed alcuni emigrati verso l’America.

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Unfortunately the war was still not over when in September 1945 the first Slovenian refugees – more than a thousand – began to arrive in the Camp, owing to the growing tensions between Italy and Marshal Tito’s Yugoslavia. The Istria region suffered the first consequences of what was later to be known as ‘the Cold War’, and which was to see the clash of the two superpowers and their allies. Refugees from the former Italian colonies in Africa, Libya and Ethiopia, also slowly began to join the growing numbers of Italians who were abandoning the parts of Friuli occupied by the Yugoslav army.

It is estimated that in the ten years from 1945 to 1955, when it was finally closed, more than 40,000 people passed through the camp. While the process was by no means easy, most of them slowly became integrated into Italian society in different parts of the country, and some emigrated to America.