Recuperare la memoria degli eventi che hanno interessato il Campo di prigionia è un dovere verso coloro che hanno vissuto quei drammi, ma anche verso le nuove generazioni. Gli eventi si possono distinguere in tre momenti, in relazione a tre grandi passaggi della storia del Novecento:

  • la Prima Guerra Mondiale;
  • la Seconda Guerra Mondiale;
  • la Guerra Fredda.

Ognuna di questi momenti rappresenta una ‘crisi di valori’ della società, l’asservimento di intelligenze umane e di risorse a ideologie che pretendevano di essere assolute ed uno strascico apocalittico di distruzione e di morte:

    • l’uso del Campo durante la Prima Guerra Mondiale è dovuto al nazionalismo;
    • l’uso del Campo durante la Seconda Guerra Mondiale è dovuto al nazifascismo;
    • l’uso del Campo durante la Guerra Fredda è dovuto al socialismo totalitario.

Tra i vari Campi di prigionia presenti nel territorio italiano, quello di Servigliano permette un percorso storico-ideologico che è forse unico.

Il muro di cinta del campo di prigionia di Servigliano

Oggi, delle strutture del Campo non è rimasto molto: negli anni ’70 del secolo scorso le baracche in abbandono ormai fatiscenti vennero distrutte e l’Amministrazione comunale provvide alla realizzazione di un Centro polisportivo all’interno delle mura di cinta. Rimane qualche baracca esterna al Campo, adibita a civile abitazione in questi anni, ed un rudere con il tetto crollato all’interno, nel lato ovest. Rimane anche imponente e sinistro il muro di cinta che circonda il campo, alla cui sommità si intravedono i cocci di vetro che dovevano scoraggiare ogni fuga ed ogni contatto con l’esterno.

La società è cambiata, il benessere dilaga, le esigenze sono diverse ma è giusto non dimenticare un luogo che rappresenta le grandi follie del Novecento, che si offre ancora come un libro aperto, da mostrare alle future generazioni.


These events left their mark on the history not just of the small community of Servigliano, but also of the many villages that overlook the Tenna Valley. Recovering the memory of all these events involving the Prison Camp is a duty we have to the people who lived through those difficult times, but also to the new generations. The events can be divided into three moments, in relation to the three great dramas of the 20th century:

  • the First World War;
  • the Second World War;
  • the Cold War.

Each of these moments can be seen as a ‘crisis of values’ in our society, the enslavement of human intelligence and of resources to ideologies that claimed to be absolute, leading to an apocalyptic climax of destruction and death:

  • the use of the Camp during the First World War was due to nationalism;
  • the use of the Camp during the Second World War was due to Nazi-Fascism;
  • the use of the Camp during the Cold War was due to totalitarian socialism;

Among the various Prison Camps scattered around Italy, the one in Servigliano permits a possibly unique reconstruction of twentieth-century history and its twisted ideologies.

Today not much is left of the structures of the Camp: in the ‘Seventies the abandoned huts, by then in a precarious condition, were demolished, and the Local Council created a sports centre inside the perimeter walls. Outside the Camp there are still a few huts which have been inhabited by local people for many years, and on the west side there is a ruin with the roof fallen in. The perimeter walls of the Camp are still imposing and sinister; on the top you can still see the shards of glass that were meant to discourage any ideas of escape and all contact with the outside world.

The society has changed, wealth is evident everywhere, people’s needs are different, but it would not be right to forget a place which symbolizes the great follies of the 20th century, and that still offers itself as an open book to show to future generations.