La nostra associazione ha l’obiettivo di perpetuare la memoria del CPG-59, oggi Parco della Pace, attraverso la raccolta di materiale documentario, di testimonianze, l’accoglienza di visitatori e studiosi per educare i giovani e le future generazioni ai valori della pace, della democrazia e della solidarietà.

Per questo motivo siamo interessati a stabilire contatti:

  • con chi ha qualcosa da raccontare o qualche legame con la storia del campo;
  • con chi ha vissuto direttamente l’esperienza del campo come prigioniero o come guardia;
  • con chi sa che un proprio parente ha vissuto l’esperienza del campo.

Per questo motivo cerchiamo:

  • testi in tutte le lingue;
  • immagini (foto, disegni);
  • oggetti.

Tutto questo materiale verrà ospitato nel nostro museo, “La Casa della Memoria” appunto, ricavato nell’ex stazione ferroviaria di Servigliano. Adiacente all’ex Campo, la stazione è stata ristrutturata grazie al sapiente impegno di Regione, Provincia e Comune sotto la supervisione della nostra Associazione ed ospita oggi una mostra permanente sulla storia del Campo, un’aula didattica multimediale ed è sede dei nostri numerosi eventi.

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La dimensione internazionale

La dimensione internazionale della ‘Casa della memoria’ è dovuta all’enorme numero di persone che sono transitati per il Campo di Servigliano. Il Campo era stato costruito all’inizio del Novecento per accogliere circa 10.000 prigionieri; dimezzato sotto il fascismo, venne utilizzato per contenere fino a 5.000 prigionieri nella Seconda Guerra Mondiale; infine, divenne centro di raccolta per i profughi.

Tenendo conto di ciò, si possono considerare attendibili le seguenti presenze:

  • tra 40 – 50.000 i profughi che sono passati per Servigliano nei dieci anni che vanno dal ’45 al ‘55;
  • 10.000 prigionieri durante la Prima Guerra Mondiale;
  • 20.000 prigionieri durante la Seconda Guerra Mondiale (3.000 posti in continua rotazione).

Dunque, non è azzardato approssimare a svariate migliaia il numero di coloro che hanno toccato la terra del Campo e ci hanno probabilmente lasciato lunghi giorni, quando non anni, gravidi di emozioni e di ricordi. Certamente molti di costoro non ci sono più, troppo tempo è passato, ma numerosi saranno coloro che sono ancora viventi e desiderosi di ricordare e di rivisitare il luogo che hanno conosciuto in occasione di tristi eventi. Alcuni ex-prigionieri inglesi o americani già ritornano a ripercorrere queste strade, a visitare ciò che rimane del Campo, a riprendere il contatto umano con le persone di Servigliano o dei paesi vicini che li hanno aiutati nei momenti difficili.


 

The aim of the project is to create a centre, the ‘House of Remembrance’, in which to collect documentary material, maintain contacts and welcome visitors, to educate young people and future generations in the values of peace, democracy and solidarity.

This does not require significant rebuilding work, but only the creation of a link between the place as it appears today and its use in the recent past.

For this reason we are interested in making contact:

  • with people who have a story to tell or some connection with the history of the camp;
  • with people who had a direct experience of life in the camp as prisoners or guards;
  • with people who know that relatives of theirs had a direct experience of life in the camp.

For this reason we are looking for:

  • texts in all languages;
  • images (photos, drawings);
  • objects.

All this material will be used to create a permanent exhibition.

The International Dimension

The international dimension of the ‘House of Remembrance’ is due to the enormous number of people who passed through the Camp in Servigliano. The Camp was built at the beginning of the twentieth century to accommodate about 10,000 prisoners. Halved in size in the Fascist period, it was used to hold up to 5,000 prisoners in the Second World War. Finally, it became a reception centre for refugees.

Taking this into account, we can make a reliable estimate of the number of people involved:

  • between 40,000 and 50,000 refugees who passed through Servigliano in the decade from 1945 to 1955;
  • 10,000 prisoners during the First World War;
  • 20,000 prisoners during the Second World War (3,000 places in continual rotation).

It would therefore not be unrealistic to think that many thousands of people felt the earth of the Camp under their feet and spent many long days – if not years – there, and probably still remember those days with a mixture of excitement and pain. Certainly many of them are no longer with us – too much time has passed – but there must be many still alive who would love to remember and revisit the place they came to know in those sad times. Some English and American former prisoners already return to retrace their steps, to visit what remains of the Camp, to re-establish a relationship with the people of Servigliano or of the villages around who helped them in their moment of need.